UNA NUOVA VITA PER MOISE

PROGETTO UNA NUOVA VITA PER MOISE

BREVE STORIA

Questo progetto è nato dopo un periodo di volontariato della signora Norma Albricci in Congo ed è per la sua tenacia e quella di sua figlia Eleonora Rodigari che si è sviluppato.

Moise è un bambino congolese, orfano, trovato nella boscaglia, in gravi condizioni  e accolto dalle suore domenicane di Watsa, nel Nord del Congo. Nel 2020 il bambino è stato ricoverato all’ospedale di Kinshasa e i medici hanno evidenziato molteplici patologie che non potevano essere curate in Congo.

Moise è arrivato in Italia a dicembre 2021, nonostante le difficili questioni burocratiche legate allo stato di orfano e le complicazioni dovute alla pandemia Covid 19, che ha colpito anche il Congo.

Presso l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma è stato sottoposto ad un primo intervento ortopedico mentre nel successivo percorso riabilitativo è tornato nella provincia di Bergamo e ospitato in diverse strutture tra cui la Fondazione Angelo Custode.

Un secondo e terzo intervento sono stati effettuati presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e la riabilitazione presso la Clinica San Francesco.

Ora Moise è tornato in Congo, cammina con l’aiuto di un girello e continua la fisioterapia sotto la guida attenta di personale specializzato.

Questi due anni sono stati molto impegnativi in primis per Moise e poi per Norma che ha seguito passo passo tutto il percorso burocratico, sanitario ed economico. La speranza di quanti hanno incontrato, sostenuto, amato Moise è che tutte le fatiche affrontate siano servite a migliorare realmente le sue condizioni di vita.

Il sostegno economico al progetto  è stato delegato alla Fondazione Zia Nati ETS. e hanno partecipato attivamente la “Comunità del Pane diffusa di Parre - ets”, numerosi gruppi di volontariato del territorio dell’Alta Valle Seriana e tanti generosi donatori a cui diciamo un grande GRAZIE a nome di MOISE.

 

AIUTI PER FAENZA ALLUVIONATA

AIUTI PER FAENZA ALLUVIONATA

Faenza è stata è stata alluvionata il 2 e il 16 di maggio 2023. Tutti abbiamo ancora nelle orecchie le richieste di aiuto che nella notte sovrastavano il rumore impetuoso dell’acqua. L’alluvione ha interessato circa la metà della città e la “parte sana”si è attivata per aiutare la parte danneggiata. Tante famiglie evacuate sono state ospitate dai parenti, nei centri di raccolta, negli alberghi della costa.  Hanno perso casa, mobili e soprattutto i ricordi di una vita. Alla paura si è aggiunto il senso di perdita e di vuoto. Il centro diurno dell’Anffas per i disabili è stato letteralmente distrutto. In attesa degli aiuti statali finalizzati alla bonifica e alla ricostruzione, abbiamo voluto portare un segno di vicinanza concreto. Una prima raccolta è stata avviata pochi giorni dopo la seconda e più devastante alluvione, coinvolgendo tantissime famiglie e gruppi informali.  La generosità ha superato ogni aspettativa e con un gruppo di volontari improvvisati tutto il materiale è stato diviso, registrato e inscatolato per facilitare chi avrebbe ricevuto l’aiuto.

Per chi aveva lasciato casa abbiamo predisposto un “pronto soccorso igienico” con 2 salviette, dentifricio, spazzolino, sapone e….un arcobaleno disegnato dai bambini delle scuole della zona. Trecento sacchetti che hanno ripulito il fango dalle mani ma bagnato più di un volto per il messaggio spontaneo di solidarietà dei nostri bambini.

A questa prima consegna ne sono seguite altre 4. I Centri ricreativi estivi del 2023 avevano come tema il “Prendersi cura” e con gli organizzatori si è deciso di proporre alle famiglie di “adottare” Faenza.

Con il Cre dell’Unità pastorale di Rovetta si sono raccolti detersivi essenziali per l’igiene delle persone e della casa mentre con il Grest di Parre alimenti a lunga scadenza.

In sintesi gli aiuti sono stati consegnati direttamente a 6 centri, in tempi diversi:

  • l’Associazione Piccola Betlemme che con la sua mensa sosteneva famiglie bisognose, anche per l’alluvione e i volontari arrivati da tutta l’Italia;
  • l’OAMI, una casa di riposo che ha avuto il magazzino completamente allagato e in esso tutto ciò che serviva al funzionamento della struttura;
  • il centro di raccolta comunale allestito presso la Fiera di Faenza e gestito da Emergency;
  • IL FARO, centro diurno gestito dai genitori di ragazzi diversamente abili;
  • la casa di riposo di Brisighella;
  • la biblioteca Manfrediana.

Purtroppo come i riflettori si spengono su un dramma la nostra attenzione cala, ma le persone che sono in difficoltà rimangono in difficoltà. Magari ci fosse una bacchetta magica per ridare casa, serenità e un futuro a tutti!

Nell’ultima consegna abbiamo portato una macchina impastatrice /trafilatrice professionale che il signor Baronchelli Bruno ha regalato con grande generosità e che permetterà alla mensa della Piccola Betlemme di preparare pasta fresca per i suoi numerosi ospiti.

Gli AMICI di Faenza, (oggi possiamo chiamarli così) si sono emozionati quando ci hanno visto arrivare con i furgoni carichi. Abbiamo solo cercato di trasformare un momento di crisi reale in un’occasione di incontro, solidarietà e…perché no: riflessione sul nostro stile di vita “esuberante”. 

Grazie a:

  • Comune di Onore che ha messo a disposizione il centro di raccolta degli aiuti;
  • tutti i volontari hanno regalato il loro impegno secondo le necessità;
  • la Comunità del Pane Diffusa ets;
  • l’Ex gruppo delle Fate di Piario;
  • famiglie e singoli che hanno donato con generosità;
  • La Croce Blu di Gromo per la disponibilità dei mezzi di trasporto;
  • signor Baronchelli Bruno per l’impastatrice regalata;
  • signor Schiavi Marco per il trasporto dell’impastatrice.

GRAZIE PER AVERCI DATO FIDUCIA

ACCOGLIENZA PROFUGHI AFGHANI

PROGETTO ACCOGLIENZA PROFUGHI AFGHANI

STORIA

L’Afghanistan non è più sulle prime pagine dei giornali, ma la fame, il freddo, la paura che vivono i profughi sono le stesse di pochi mesi fa. I Talebani al potere stanno mostrando le loro vere intenzioni e sono ricominciate lapidazioni, mutilazioni, fustigazioni. Inoltre, è di nuovo legale la “vendita” di bambini e bambine. Non si può immaginare il livello di crudeltà a cui la popolazione civile deve sottostare! Quando i contingenti militari stranieri hanno abbandonato il Paese in tutta fretta, solo una minima parte di chi aveva prestato servizio come interprete o collaboratore è riuscita a mettersi in salvo usufruendo dei cosiddetti “voli umanitari”. Il governo talebano ha subito dato il via alla “caccia all’uomo”. Per non essere catturati e giustiziati, alcuni hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti, tra cui il Pakistan, pagando i doganieri, vivendo come i topi in scantinati fatiscenti, aspettano di accedere a qualche corridoio umanitario.

Aprire le porte a chi cerca nuova vita - ha detto Papa Francesco nell’Angelus del 5 settembre 2021- In questi momenti concitati che vedono gli afghani cercare rifugio, prego per i più vulnerabili tra loro. Prego che molti Paesi accolgano e proteggano quanti cercano una nuova vita. Prego anche per gli sfollati interni affinché abbiano l’assistenza e la protezione necessarie. Possano i giovani afghani ricevere l’istruzione, bene essenziale per lo sviluppo umano, e possano tutti gli afghani, sia in patria sia in transito, sia nei Paesi d’accoglienza, vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”.

Sollecitati da questo appello del Papa, abbiamo ritenuto nostro dovere intervenire in aiuto (e non è esagerato dire “per la salvezza”) di una famiglia afgana composta da una vedova e dai suoi 5 figli. La figlia maggiore frequentava una scuola militare americana e le sue due sorelle praticavano attività sportiva: ecco perché hanno dovuto lasciare tutto per salvarsi la vita! Non è stato semplice farli entrare in Italia legalmente, ma non ci siamo arresi.

Completate le lunghe e complicate pratiche burocratiche, i profughi sono arrivati a Piario il 3 gennaio 2022: il loro arrivo è stato il nostro più gradito regalo di Natale!

La famiglia Nadiri è stata inserita nel Progetto “PIARIO ACCOGLIE”, nato da una convenzione tra la Fondazione Zia Nati E.t.s., l’Associazione Farsi Prossimo Onlus e il Comune di Piario.

La famiglia è composta da una mamma vedova e 5 figli, di cui l’ultima è minorenne.

Per far fronte alle spese vive del progetto la Fondazione ha avviato una raccolta fondi straordinaria e ha promosso alcune iniziative di solidarietà, in collaborazione con la parrocchia ed associazioni  locali di volontariato, in particolare con L’Azione Cattolica di Rovetta e la Comunità del Pane diffusa. 

 

DOPO UN ANNO

L’avvento della guerra in Ucraina e l’arrivo in Italia di molti profughi spostato l’attenzione e dell’Afghanistan non si parla più.

Il progetto PIARIO ACCOGLIE continua.

La generosità della gente e delle Associazioni ha generato un fondo di 12.375,00 € con cui abbiamo:

  • saldato le spese relative al viaggio in Pakistan, al mantenimento e alla gestione burocratica per i relativi visti;
  • pagato i voli per l’Italia;
  • coperto le spese relative alla richiesta di permessi di soggiorno e dello stato di rifugiati;
  • coperto le spese di mantenimento dei primi mesi di soggiorno a Piario;
  • pagato gli abbonamenti del trasporto pubblico per il loro inserimento al corso di alfabetizzazione.

Il percorso verso l’autonomia è iniziato:

  • hanno ottenuto il riconoscimento di rifugiati con un permesso di soggiorno di 5 anni;
  • dopo una prima fase di studio dell’italiano personalizzata, grazie alla disponibilità di un volontario, hanno frequentato un corso di alfabetizzazione pubblico;
  • nel mese di maggio il figlio maggiore ha iniziato un lavoro come apprendista in una officina meccanica;
  • hanno e stanno frequentando la scuola media inferiore statale (due si sono già diplomati);
  • uno è inserito in una squadra di calcio;
  • hanno una rete di amici;
  • si muovono in maniera autonoma sul territorio.

DOPO DUE ANNI

Il percorso verso l’autonomia continua

  • In due si sono trasferiti in città per frequentare le scuole medie superiori serali e lavorano per il loro mantenimento;
  • I due figli più grandi lavorano con un contratto regolare;
  • La figlia minore frequenta un istituto professionale diurno;
  • si muovono in maniera autonoma sul territorio;
  • da gennaio 2024 provvedono a pagare tutte le utenze della casa in cui sono ospitati;
  • a giugno 2024 la convenzione con il Comune di Piario, l’Associazione Farsi Prossimo ets e la Fondazione Zia Nati ets finisce ma la famiglia Nadiri non sarà abbandonata a se stessa perché fa parte della nostra grande  famiglia.

 

DOPO TRE ANNI


Il terzo anno del progetto avrebbe dovuto vedere la famiglia muoversi e fare scelte in prospettiva di una piena autonomia da attuare dal quarto anno di arrivo in Italia vale a dire dal 2025.
In questo terzo anno:
• la famiglia ha sostenuto tutte le spese del nucleo familiare ad esclusione dell'utilizzo della casa prevista in comodato gratuito dalla Fondazione sino alla fine del 2024.
• un ragazzo ha continuato la sua vita a Bergamo tra scuola e lavoro e alla ricerca di opportunità abitativa per lui e per altri componenti che hanno espresso il desiderio di spostarsi in città.
• Un altro ragazzo, apprendista al terzo anno presso un’ azienda del territorio, si è mosso alla ricerca di un piccolo appartamento in Piario che potesse ospitare lui e la futura moglie in attesa di ricongiungimento dall’Afghanistan dove attualmente si trova.
• La ragazza minore continua gli studi presso una scuola professionale a Clusone
• la mamma continua i corsi di alfabetizzazione sempre a Clusone
• le altre due ragazze della famiglia, dopo un lavoro presso strutture alberghiere come cameriere ai piani, al momento stanno cercando nuove proposte lavorative affinché il nucleo femminile possa rendersi autonomo e trovare anche una nuova sistemazione a livello di alloggio.


Dal punto di vista dell’integrazione osserviamo alcune difficoltà probabilmente legate a una cultura molto diversa dalla nostra che non aiuta questi passaggi e soprattutto da parte delle donne pare che le difficoltà siano maggiori.
Da parte nostra e nel rispetto delle loro scelte, spesso non condivise, ci siamo mossi lasciando loro la libertà di fare, di muoversi, di sbagliare notando però una certa superficialità o comunque una difficoltà nel capire come funzionano le cose in Italia e a come pensare concretamente il loro futuro non pensato solo individualmente ma come gruppo famiglia.
Non è facile trovare una mediazione in questo senso ma crediamo che in un progetto come questo, che ci ha visti impegnati per la prima volta con pratiche dirette e concrete di accoglienza, integrazione, ascolto, scambio, (anche dentro iniziative nei nostri paesi e nel nostro territorio), le apparenti difficoltà possono favorire momenti di riflessione e di comprensione rispetto a un tema complesso come lo può essere l’integrazione di una famiglia afghana, formata da 4 donne e 2 uomini, di religione mussulmana, alle prese con un nuovo mondo fatto di quotidianità diversa, di un sistema scolastico completamente nuovo, di burocrazie difficili anche per noi, di mondi lavorativi lontani dai loro.
Nel 2025 il progetto è concluso ma per ora la famiglia continua ad occupare l’appartamento in Piario della Fondazione e stiamo cercando di aiutarli affinché le loro scelte si orientino sempre di più verso una prospettiva di completa autonomia e di maggiore integrazione con il territorio che vivono e le persone che possono incontrare.

CONSIDERAZIONI

Accogliere e conoscere la famiglia Nadiri è stato e continua ad essere un grande dono.

La Fondazione ha affrontato questo progetto con l’ingenuità data dall’inesperienza e dalla “voglia di aiutare”.

Gli ostacoli sono stati tanti ma anche le soddisfazioni nel vedere i progressi nel processo di autonomia.

Il Progetto Piario Accoglie è la dimostrazione che l’accoglienza di una famiglia (o di piccoli numeri di migranti) è possibile anche in piccoli comuni di montagna come il nostro se c’è la volontà di collaborare tra enti pubblici e del terzo settore.

La “migrazione” da problema diventa risorsa, stimolo a guardare oltre le nostre piccole “faccende di casa” per trasformarci in strumenti attivi del cambiamento.

 

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